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AGIVERONA. Una collezione tra arte, memoria e interculturalità

Installazione neon “Beato Te” di Matteo Attruia al Polo Santa Marta dell’Università di Verona.

Una collezione non è necessariamente un archivio.

Come già analizzato nell’articolo precedente sull’interculturalità, la relazione tra arte e società si costruisce attraverso strutture interpretative.

In questo senso, può diventare una relazione.

La collezione AGIVERONA non conserva soltanto opere. Attiva processi: tra tempi diversi, tra soggetti diversi, tra spazi che cambiano significato nel tempo.

Dal 2019, 81 opere abitano gli spazi dell’Università di Verona — aule, corridoi, chiostri, edifici storici. Lo spazio accademico si trasforma in un luogo di confronto quotidiano tra epoche, linguaggi e generazioni.

Che cos’è l’interculturalità nell’arte?

Nell’arte, l’interculturalità non riguarda soltanto l’incontro tra culture diverse.

Riguarda il modo in cui persone, tempi e sistemi interpretativi entrano in relazione attraverso immagini, spazi ed esperienze condivise.

Da questa prospettiva, una collezione non è un insieme di oggetti.

È una piattaforma in cui memoria privata, istituzioni pubbliche e nuove generazioni possono incontrarsi.

Il caso AGIVERONA mostra concretamente questa possibilità.

La memoria come scelta

In particolare, la collezione costruita da Anna e Giorgio Fasol non si definisce per la quantità delle opere.

È il risultato di un processo: continuo, selettivo, relazionale.

Negli anni Ottanta, Giorgio Fasol — commercialista veronese — prende una decisione precisa. Invece di acquistare artisti già affermati, sceglie di accompagnare artisti all’inizio del loro percorso. Molte opere vengono acquisite nello stesso anno della loro realizzazione o della prima esposizione.

Non è una preferenza estetica.

È una forma di fiducia verso possibilità ancora aperte.

Questa logica trasforma la collezione. Non si accumula il valore già riconosciuto: si partecipa alla sua costruzione.

La collezione, sviluppata insieme ad Anna Fasol, riunisce oggi nomi come Giulio Paolini, Anish Kapoor, Maurizio Cattelan e Luigi Ghirri, insieme a figure emergenti. Opere appartenenti a tempi diversi coesistono nello stesso spazio.

Il risultato è una stratificazione del tempo.

Dallo spazio privato allo spazio pubblico

A partire da questo momento, nel 1988 nasce l’associazione culturale AGIVERONA, con l’obiettivo di ampliare il contesto di fruizione delle opere. Nello stesso anno, alcune opere vengono presentate ad Arte Fiera Bologna: il primo gesto verso l’esterno.

Negli anni successivi, la collezione entra in dialogo con istituzioni internazionali attraverso mostre itineranti. Un momento significativo è la mostra del 2010 al MART di Rovereto, dedicata a opere di giovani artisti realizzate tra il 2000 e il 2010.

Il passaggio decisivo avviene infatti nel 2019.

AGIVERONA avvia una collaborazione con l’Università di Verona. Le 81 opere vengono distribuite tra aule, corridoi, chiostri ed edifici storici del campus.

Delegazione del Museion di Bolzano in visita a Santa Marta (Università di Verona) per un incontro sul futuro dei musei di arte contemporanea.
La visita del Museion alla Santa Marta apre un dialogo tra istituzioni sul ruolo futuro dei musei di arte contemporanea.

Le opere entrano nella vita quotidiana degli studenti.

In questo modo, lo spazio cambia. Non solo nella sua disposizione fisica, ma anche nel modo in cui viene vissuto e interpretato.

Di conseguenza, ciò che era spazio di studio diventa spazio di incontro con epoche e linguaggi diversi.

Interpretazione tra generazioni

In questo contesto, ogni opera è affidata a studenti tutor. Un gruppo di docenti coordina attività interdisciplinari attraverso la piattaforma “Contemporanee/Contemporanei”.

Gli studenti non osservano soltanto le opere.

Partecipano alla loro interpretazione.

L’arte diventa punto di incontro tra discipline diverse: letteratura, filosofia, musica, arti visive. Le scelte compiute negli anni Ottanta incontrano lo sguardo degli studenti contemporanei.

Artisti storicizzati e artisti emergenti condividono lo stesso spazio.

La differenza generazionale non produce distanza.

Produce relazione.

L’arte come posizione

La frase di Giorgio Fasol sintetizza questa prospettiva:

“Se ami l’arte, l’arte amerà te. Se la sfrutti, ti sfrutterà.”

L’arte non è un oggetto da conservare.

È una relazione da costruire nel tempo.

AGIVERONA mostra che una collezione può superare la logica dell’accumulo. Collezionisti, studenti, istituzioni e pubblico entrano in relazione attraverso le stesse opere.

In questo modo, la collezione entra nello spazio urbano e contribuisce alla costruzione di un paesaggio culturale condiviso.

La collezione come spazio vivo

Il caso AGIVERONA ridefinisce la collezione come spazio dinamico.

La memoria non è fissa. Il significato non è univoco. L’interpretazione si rinnova nel tempo.

In questa prospettiva, la collezione non conserva soltanto opere.

Conserva relazioni in continua evoluzione tra persone, tempi e contesti diversi.

Nel contributo successivo, questa prospettiva si sposterà sul territorio: quando gli spazi produttivi diventano luoghi culturali attivi.

Yuna Park
Giornalista culturale, esperta di comunicazione dell’arte

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