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Perché il porno online crea dipendenza?

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La forza che ciò che vediamo sugli schermi ha su di noi – e sulla nostra mente – è qualcosa di cui facciamo esperienza tutti i giorni. L’efficacia delle immagini sulla psiche e l’attenzione umana è significativa anche nel caso dei contenuti pornografici.

Con un target fatto principalmente di uomini eterosessuali, spesso sposati o in una relazione, secondo la Sexual Involvement Theory di D. L. Mosher, formulata nel 1980, “gli individui sono attratti da (…) stimoli che si adattano ai loro copioni sessuali (sexual scripts)”, e si rifanno dunque alle loro attitudini e credenze.

Tenendo a mente la quantità di materiale pornografico disponibile onlinespesso totalmente gratuito – e il suo livello di varietà e specificità, non è difficile capire perché sempre più persone ne facciano un uso massiccio.

Un uso che spesso diviene una vera e propria dipendenza.

Tra i motivi principali per cui si ricerca e consuma materiale pornografico vi è il perseguimento del piacere sessuale vero e proprio, ma si annoverano anche curiosità sessuale, distrazione o soppressione emotiva.

C’è poi la volontà di ridurre lo stress, il fantasticare, sconfiggere la noia, il sopperire alla mancanza di soddisfazione sessuale ed infine l’esplorare se stessi.

Sono necessarie solo alcune parole chiave sul motore di ricerca Google per iniziare un lungo viaggio dentro siti, hashtag e categorie, profili di modelli, creatori di contenuti, appassionati e cultori del genere. 

In modo simile allo zapping televisivo è possibile cambiare costantemente canali, siti, visi, corpi, pratiche. Seguendo un tag è possibile scoprirne altri, scorrere tra le immagini ed i video disponibili, fare una selezione dei contenuti fino a trovare quello più accattivante. 

“La dipendenza lo aveva portato a trascorrere ore e ore davanti al monitor, a guardare filmini pornografici, stimolando[si] continuamente (…) per poi, dopo ore e ore di accumulo di materiale, finalmente (…) [smettere] esausto”.

Cesare Guerreschi, psicologo e psicoterapeuta, riporta così nel suo libro Pornodipendenza: la sofferenza dietro l’apparenza la testimonianza di uno dei “pornodipendenti” che hanno affrontato il loro percorso di guarigione all’interno della SIIPaC, la Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive con sede a Bolzano, fondata proprio da lui.

In un’altra testimonianza un uomo descrive il suo primo approccio con la pornografia come simile a quello “di un tossicodipendente (…) con la droga”.

“Ha incominciato a guardando delle immagini online sui siti gratuiti per poi trovarsi in un tunnel senza via d’uscita, dove nulla lo soddisfaceva più abbastanza. Da qui la ricerca di nuovo materiale, anche costoso, da scaricare compulsivamente: nuove immagini, nuovi video, anche a pagamento’’. 

“Conseguentemente, la dipendenza gli ha causato gravi danni economici. Alla base di tale ricerca c’era una spinta irrefrenabile e incontrollabile a scaricare e poi archiviare tale materiale senza il reale intento di rivederlo, ma per impulso a conservarlo e accumularlo in maniera compulsiva”.

Guerreschi sottolinea poi la massiccia presenza di “pornodipendenti” adolescenti o addirittura preadolescenti che, a differenza dei consumatori di pornografia adulti, non hanno ancora avuto modo “di conoscere il rapporto sessuale e affettivo con una persona (…) I giovani alle prime armi non hanno questi ricordi (…) La loro sessualità è slegata dall’affettività ed è prettamente legata ai contenuti pornografici”.

Tale inesperienza e distacco devono confrontarsi adesso con un mondo di Internet sempre più veloce, accattivante e sessualizzato. 

“I giovani, non potendo avere termini di paragone alternativi, si trovano perciò costretti a credere che l’unica realtà sia quella rappresentata dalla pornografia. Questa concede ai giovanissimi delle emozioni molto forti, ma li lascia in balia di un’assenza di punti di riferimento alternativi”.

Molto dibattuta è l’idea che la visione abituale di materiale porno possa desensibilizzare chi guarda.

Fino al timore che ciò possa spingere un individuo a ricercare materiale sempre più estremo, violento, tabù, o addirittura deviante, aberrante, illegale.

Un timore che non appare ingiustificato, se si pensa a come “L’età media della prima [visione] (…) di questo tipo di contenuti oscilla tra i 9 e gli 11 anni”, spiega sempre Guerreschi.

Le fantasie sessuali maschili vanno sempre più a modellarsi e a coincidere con gli standard pornografici”.

“Il mondo della pornografia si presenta come un rifugio dove è possibile trovare protezione e sicurezza. [È] la creazione di un mondo alternativo e fittizio (…) [spesso] rappresenta l’unica fonte di sollievo [da emozioni, problemi e disagio]”.

Giuliana Corsino
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 14.03.2024