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IMMIGRAZIONE. Come i media trattano il tema della “rotta balcanica”

Immigrazione - Rotta Balcanica - Photo Sujeeth-Potla-ADW2F3olzMM-Unsplash

A partire da maggio 2020 il confine italo-sloveno è stato a lungo teatro di riammissioni informali e respingimenti a catena che hanno impedito a numerosi migranti di esercitare il diritto d’asilo e di richiedere dunque protezione internazionale in Italia.

Il 18 gennaio 2021, con una sentenza del tribunale di Roma, le riammissioni informali sono state dichiarate illegittime e quindi finalmente sospese.

Non si è però fatto in tempo a cantar vittoria che nell’estate del 2022 si è presentato a Trieste un altro disagio.

I rallentamenti dei trasferimenti dei richiedenti asilo da parte del Ministero dell’Interno – e nuovi arrivi sempre più consistenti – hanno spinto oltre mille persone a cercare un riparo negli angoli più disparati della città.

Tutto questo nell’attesa di ottenere il proprio posto in uno dei centri di accoglienza italiani.

Dopo un anno questo problema continua a persistere e ancora oggi centinaia di richiedenti asilo vivono nel fango e al freddo vicino alla stazione centrale di Trieste, in condizioni igienico-sanitarie piuttosto discutibili.

In tutto ciò gran parte della stampa nazionale è rimasta in silenzio e raramente ha denunciato queste importanti violazioni dei diritti umani.

I DATI DEL RACCONTO MEDIATICO

Scavando a fondo nell’archivio dell’Associazione Carta di Roma si scopre infatti che tra il 1° gennaio 2020 e il 31 dicembre 2022 sulle principali testate nazionali sono stati prodotti 99 articoli sul confine orientale: 24 nel 2020, 42 nel 2021, 33 nel 2022.

Di questi solo 16 hanno trattato il tema dei respingimenti informali e solo 2 le condizioni in cui sono costretti a vivere i richiedenti asilo a Trieste.

Sempre su questi 99 articoli solo 25 hanno meritato in tre anni l’attenzione della prima pagina e quindi un’apertura in primo piano sulla stampa nazionale italiana: 12 volte nel 2020, 8 nel 2021 e 5 nel 2022.

I numeri raccolti fanno dunque emergere come l’attenzione mediatica sia stata esigua sul confine orientale persino quando il numero degli arrivi via terra dalla Rotta Balcanica erano maggiori di quelli via mare.

L’ANALISI SULLA STAMPA NAZIONALE

Se si prende in esame la copertura mediatica degli ultimi anni sulle migrazioni in Friuli Venezia Giulia, si può notare come nel 2020 l’interesse sul tema sia stato esiguo siccome la stampa si è soprattutto concentrata sulla diffusione della pandemia da Covid-19.

Nel 2021 invece c’è stata un’attenzione mediatica maggiore sul confine orientale visto il blocco delle riammissioni informali da parte del Tribunale di Roma.

Anche in questo caso però il giornalismo italiano ha dimostrato di essere molto legato al discorso politico.

Il giornalismo ha dato notizia di questa pratica illegale, applicata dalla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, soprattutto quando un esponente parlamentare o uno locale ha commentato la vicenda.

Altrimenti, nella maggior parte dei casi, la stampa ha continuato a concentrarsi prevalentemente sulle migrazioni via mare, siccome i governi stessi che si sono succeduti negli anni hanno quasi sempre posto sotto i riflettori gli sbarchi a Lampedusa e in altri porti del Sud Italia e quasi mai i flussi migratori via terra.

Non è infatti un caso che il fenomeno delle riammissioni informali in Friuli Venezia Giulia sia stato prima scoperto e denunciato dalle testate estere danesi, tedesche e belghe e solo molti mesi dopo da quelle italiane.

Infine nel 2022 l’attenzione sul confine orientale è nuovamente calata.

Non si è quasi mai parlato infatti dell’eventuale reintroduzione dei respingimenti informali da parte del Governo Meloni, né tanto meno delle persone rimaste per mesi all’addiaccio fuori dai centri di accoglienza a Trieste.

Questo perché il focus della stampa è stata la guerra in Ucraina e la fuga dei suoi profughi, motivo per cui, sia a livello politico che mediatico, si è venuta a creare una distinzione tra i migranti di serie A e quelli di serie B.

VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI

Nel 2020 e nel 2022 si è quindi riscontrata una mancanza importante di denuncia di violazione dei diritti umani da parte della stampa italiana.

In questo contesto forse l’unica eccezione è stata Avvenire che si è interessata di più al confine orientale, staccandosi quindi a volte dall’agenda politica pur di raccontare le situazioni di disagio dei richiedenti asilo a Trieste.

Un’altra testata che sul panorama nazionale ha fatto un po’ di più la differenza è stata anche Repubblica, la quale si è occupata in misura maggiore di difendere i diritti dei migranti in Italia e in Europa.

Queste due testate assieme a Famiglia Cristiana, Corriere della Sera, Stampa e Il Riformista hanno dimostrato in generale un uso attento delle parole.

Un dato quindi in linea con il report della Carta di Roma del 2022 secondo cui solo nel 3% dei casi sono usciti articoli sulle migrazioni con titoli dai toni allarmistici.

In questa piccola percentuale rientrano le testate Il Giornale, Panorama e La Verità che hanno inoltre in più occasioni definito gli enti del terzo settore come talebani dell’accoglienza e i richiedenti asilo come “clandestini” o “extracomunitari”.

Siamo così di fronte a parole ormai cadute in disuso e che venivano utilizzate trent’anni fa con un’accezione negativa, suscitando negli italiani paura e rifiuto per lo straniero.

UN DIVERSO GIORNALISMO È POSSIBILE

I giornalisti dovrebbero dunque cercare di staccarsi a volte dall’agenda politica, ricordando che non esiste solo la rotta migratoria del Mediterraneo Centrale, pur essendo sicuramente la più trafficata.

Ecco dunque di seguito alcuni suggerimenti su come migliorare il racconto mediatico delle migrazioni in Italia:

  1. Trattare le migrazioni come fenomeno strutturale e non emergenziale, abbandonando toni allarmistici e parole discriminatorie per costruire una società inclusiva;
  2. Rendere noti quali sono i percorsi legali per raggiungere l’Europa, e quindi anche l’Italia, e perché in molti scelgono le vie illegali. Sarebbe infatti opportuno precisare che, a eccezione di qualche corridoio umanitario aperto in occasioni particolari, come la guerra in Ucraina, nella maggior parte dei casi l’entrata irregolare in Europa richiedendo la protezione internazionale spesso è l’unica strada percorribile;
  3. Tenere alta l’attenzione sul Nuovo Patto di Migrazione e Asilo, spiegando quali saranno i cambiamenti che toccheranno il sistema di accoglienza e di integrazione in Europa e in Italia;
  4. Approfondire le ragioni che possono spingere le persone a lasciare il proprio Paese d’origine;
  5. Intervistare i migranti e i richiedenti asilo che arrivano in Italia e dare voce a tutti gli attori che si occupano dell’accoglienza: enti del terzo settore, istituzioni e forze dell’ordine, in modo tale da fornire un quadro completo del fenomeno migratorio;
  6. Raccontare anche le storie di integrazione che funzionano e che potrebbero dunque diventare un esempio da emulare e applicare anche in altre parti d’Italia;
  7. Tenere alti i riflettori sull’accoglienza diffusa, analizzando lo stile di vita dei migranti in piccoli appartamenti e quello in strutture di grandi dimensioni come i Cara e i Cpr. Questo perché i media possono ancora avere il potere di influenzare il dibattito pubblico e l’agenda politica;
  8. Raccontare i progetti sviluppati e quelli mancanti in Cas e Sai;
  9. Porre maggiore attenzione ai più fragili e su quanto sarebbe importante sviluppare sempre di più dei progetti ad hoc per queste persone all’interno del sistema di accoglienza italiano.

INGIUSTIZIE, DEMOCRAZIA E MEDIA

Il giornalismo è parte integrante della democrazia e il suo compito è quello di tutelare la libertà delle persone e di mettere a nudo le ingiustizie.

Se i fondamenti dell’Unione Europea prevedono il rispetto dei diritti umani, indipendentemente dal proprio paese di origine, sarà in primis compito del giornalista verificare che questo principio venga realmente rispettato.

In questo modo, anche il tema dei migranti nella rotta balcanica potrà ottenere il trattamento e il racconto che un giornalismo di qualità è in grado di garantire.

Beatrice Branca

(Photo Sujeeth-Potla – Unsplash)