«Non ci sono più i maschi di una volta». Seduti a un bar, magari accanto a una bocciofila, frasi come questa si sentono spesso, tra chi guarda con nostalgia a un passato in cui l’uomo era forte, invulnerabile e dominante.
Ma cosa succede se, invece di rimpiangere quel modello, proviamo a osservarne la trasformazione?
È quello che fanno gli autori del manuale Maschilità e relazioni affettive (Alpes), offrendo una lettura profonda e necessaria del cambiamento in atto.
Alla figura tradizionale del “maschio alfa”, si affianca oggi un modello più complesso, che valorizza emozioni, empatia e parità nelle relazioni.
Una rivoluzione culturale che non arricchisce solo gli uomini, ma l’intera società.
Tuttavia, il cambiamento incontra ancora rigide resistenze.
Molti uomini faticano infatti ad abbandonare modelli patriarcali interiorizzati, in cui il controllo è confuso con la protezione e il dominio con l’amore.
Questa difficoltà può generare crisi identitarie, insicurezze e – nei casi più gravi – sfociare nella violenza di genere.
Nonostante la metamorfosi positiva, quindi, le sfide rimangono complesse.
Servono allora educazione emotiva e prevenzione alla violenza, soprattutto per le nuove generazioni, spesso esposte sui social media a narrazioni distorte.
Attraverso riflessioni teoriche e casi concreti, il libro ci guida in questo viaggio della consapevolezza nel mondo maschile, mostrando come la vulnerabilità possa diventare una risorsa preziosa.
“MASCHILITÀ E RELAZIONI AFFETTIVE”: QUELLO CHE GLI UOMINI NON DICONO
Questo manuale – scritto da psicologi e criminologi – rappresenta un contributo prezioso per interpretare i profondi cambiamenti nell’identità maschile contemporanea.
Attraverso un linguaggio accessibile e un approccio pratico, l’opera «offre una chiave di lettura essenziale» per «superare gli stereotipi tradizionali e favorire relazioni più autentiche», fondate su empatia, ascolto e libertà espressiva.
Pensato per i professionisti dell’ambito socio-sanitario ed educativo, il volume si rivolge anche a chi vive in prima persona questi mutamenti. O per chi desidera approfondire le sfide identitarie e relazionali che coinvolgono gli uomini di oggi.
Le domande affrontate sono inoltre centrali e urgenti:
- «Come stanno cambiando gli uomini nel loro modo di vivere le emozioni e le relazioni»?
- Quali sfide incontrano nel manifestare la propria vulnerabilità?
- E come si ripercuotono questi cambiamenti sulla società?
In un momento storico in cui il concetto di “uomo tossico” è al centro del dibattito pubblico, Maschilità e relazioni affettive (Prospettive cliniche e strumenti operativi) si propone infine come uno strumento di riflessione concreta.
Uno stimolo anche a partecipare alla costruzione di nuovi equilibri affettivi e sociali.
Addentriamoci allora insieme in alcune fasi di questo viaggio interiore nella “mente dell’uomo”: tra parole impronunciabili e silenzi nascosti.

Quando la vulnerabilità diventa forza: il cuore del manuale
Per troppo tempo agli uomini è stato insegnato a soffocare le emozioni, crescendo spesso come “analfabeti emotivi”, incapaci di riconoscere il proprio disagio o di chiedere aiuto.
Lacrime, fragilità e persino la tenerezza sono state a lungo bollate come segni di debolezza, dando forma a generazioni di uomini mutilati del loro mondo interiore.
Superare questi blocchi emotivi è il primo passo verso una nuova immagine di sé: un uomo capace di mostrarsi vulnerabile e di trovare nel coraggio di farlo una vera forza.
Accettare la propria fragilità diventa così la chiave per costruire relazioni «più genuine, basate sulla reciprocità e sull’accettazione».
Ma il cambiamento non è semplice. Né lineare.
Molti uomini si sentono infatti ancora incompresi nel loro percorso di trasformazione.
Mentre, sottolineano gli esperti, alcune donne faticano a riconoscere il dolore maschile, talvolta percependolo come un intralcio ai propri bisogni.
IL PRINCIPE NARCISISTA: IL RUOLO DELLA CULTURA DI MASSA
Dal “principe azzurro” al “mammo”: media e social network giocano un ruolo cruciale nella percezione della maschilità moderna.
Negli ultimi tempi, però, una particolare rappresentazione ha preso il sopravvento nel panorama digitale: quella dell’uomo egoista e dominante, che riduce le relazioni a mere dinamiche di potere e sofferenza.
Basta scorrere su TikTok per imbattersi in veri e propri “trattati sociologici” in pillole, dove si dipinge un maschio narcisista.
Un principe vanitoso capace di ferire la compagna e incatenarla in una dipendenza affettiva.
Ma come mai questa narrazione «ha rubato la scena ad altre descrizioni di possibili rapporti» sentimentali?
La risposta va ricercata nelle fondamenta della società (occidentale), divenuta ormai altrettanto narcisista.
La crisi dei modelli tradizionali di mascolinità, l’avvento delle tecnologie digitali (come le app di dating) e il crescente consumismo emotivo hanno infatti spinto verso un’idea di uomo sempre più competitiva e egocentrica.
In questo scenario, l’amore viene alla fine vissuto come un freno alla realizzazione personale – soprattutto per le donne, chiamate a scegliere tra carriera professionale e vita affettiva.
LA SESSUALITÀ DIGITALE CONTRO L’UOMO ALFA
«Cosa accomuna l’uomo di ieri a quello di oggi?». Il bisogno di vicinanza, di relazione.
Eppure, nella società moderna, l’essere single viene spesso celebrato come condizione ideale, dimenticando un elemento essenziale: il bisogno umano di connessione.
Eventi come la pandemia di Covid-19 hanno inoltre «ridotto la socialità» in poco tempo. E la sessualità ne ha risentito parecchio.
In questo contesto sono infatti aumentate tre abitudini che «hanno reso sterile il rapporto di coppia»: pornografia, autoerotismo e dipendenza dai siti di incontri.
Dal corteggiamento “faccia a faccia” allo schermo, l’uomo tradizionale, “tutto d’un pezzo”, si è poi ritrovato a confronto con una donna moderna: determinata, schietta e sessualmente libera.
Una trasformazione che ha messo in crisi il modello del “maschio alfa”, minacciato da un’idea di femminilità sempre più emancipata.
Ma l’apparente parità offerta dal digitale nasconde purtroppo ancora una pericolosa «impronta maschilista».
Quella che sembra infatti una rete democratica è spesso alimentata da una cultura patriarcale, che continua a influenzare dinamiche e rappresentazioni sociali distorte. Fino alla violenza, in ogni sua forma.
COSA RIVELA L’UOMO SULLA SEDIA DELLO PSICOLOGO?
«Cosa porta dunque il maschile nella stanza dello psicologo?»
Al riparo dallo sguardo giudicante della società, molti uomini «si permettono» di esplorare un mondo emotivo a lungo ignorato. Un territorio intimo e sconosciuto, spesso temuto.
All’interno di questo spazio sicuro, «l’uomo moderno si trova oggi davanti ad una sfida identitaria» senza precedenti, che lo spinge ad affrontare emozioni complesse e situazioni delicate, come:
- la paura della perdita dell’efficienza e il senso d’inadeguatezza;
- rabbia, aggressività e il timore della propria forza;
- la paternità, vissuta in modi nuovi: dalla gestazione, alla crescita del figlio;
- la ferita dell’abbandono, troppo spesso all’origine di comportamenti violenti.
Come sottolineano gli autori del libro, inoltre, l’uomo moderno oggi desidera liberarsi «dai vincoli di un potere patriarcale interiorizzato».
Ma, allo stesso tempo, ha bisogno di nuove identità, non sempre facili da indossare senza un aiuto.
Dalla crisi del padre autoritario all’alienazione dell’homo digitans, le sfide interiori sono infatti numerose e complesse.
Violenza di genere e crisi del patriarcato: due facce della stessa medaglia
Ancora oggi, «molti uomini si trovano ad affrontare la resistenza della società, che continua a promuovere modelli di forza e controllo come aspetti essenziali della maschilità».
Mettere in discussione questi modelli non è infatti semplice: significa spesso attraversare crisi profonde e momenti di incertezza.
Accettare «una visione di sé diversa rispetto a quella appresa sin dall’infanzia può», per esempio, «generare smarrimento».
Allo stesso tempo, tuttavia, per molti uomini, l’idea di dominare e controllare la partner è ancora confusa come una forma autentica d’amore.
In questo senso, il tentativo di ridefinire la maschilità si intreccia con un tema centrale e grave: la violenza di genere.
MASCHILITÀ E RELAZIONI AFFETTIVE: la VIOLENZA DI GENERE
Come osserva la criminologa Laura Baccaro, «negli ultimi decenni si è assistito ad un cambiamento culturale e di costume nei confronti della struttura patriarcale della famiglia e del ruolo della donna».
In questo contesto, la violenza di genere – «fisica, sessuale, economica, assistita, stalking e psicologica» – può essere letta in tanti modi. Anche come il sintomo di una crisi del patriarcato.
Secondo questa prospettiva, infatti, la violenza è una reazione disperata a un sistema socio-culturale che non regge più, che ha «perso credibilità».
Molti uomini si ritrovano così in difficoltà, smarriti in relazioni che vivono come una «sottrazione sociale e relazionale di ruolo e riconoscimento».
Alla fine, in alcuni casi, la violenza diventa per alcuni di loro l’unico modo per riaffermare – con brutalità – una “maschilità in fuga”. E poi fuggire loro stessi attraverso meccanismi di negazione e legittimazione.
Educare ai sentimenti: la sfida decisiva per la nuova maschilità e le relazioni affettive
Per accompagnare e sostenere questo cambiamento – che vede affermarsi una forma più sana di maschilità – la strada è una sola: educare ai sentimenti.
Ma educare non significa solo istruire. Significa creare spazi di ascolto, confronto e crescita, in cui gli uomini possano imparare a riconoscere, esprimere e gestire le proprie emozioni.
Non bastano “slogan sociali” o buone intenzioni politiche.
Servono infatti interventi strutturati: percorsi di sostegno psicologico e programmi mirati, da attivare già durante l’adolescenza, quando ci si muove «in bilico tra l’aspirazione all’indipendenza e il bisogno di approvazione sociale».
In un’epoca in cui i social media amplificano insicurezze e impongono modelli tossici di virilità, è quindi proprio dai ragazzi che bisogna ripartire.
Teenager che troppo spesso si rifugiano in un «falso sé», che nasconde la fragilità, rendendo impossibile un vero dialogo con sé stessi e con gli altri.
Educare alle emozioni diventa così un passo decisivo, perché insegna, fin da giovani:
- a dare un nome a ciò che si prova;
- a esplorare il proprio mondo interiore;
- e a costruire relazioni basate su ascolto e rispetto.
Solo così sarà possibile formare una nuova maschilità: uomini capaci di empatia e consapevolezza, liberi dagli stereotipi di genere e pronti a vivere legami paritari.
Perché, come ricorda il filosofo Umberto Galimberti, «i sentimenti si imparano».
E imparare le proprie emozioni significa anche tagliare alla radice quella violenza che ancora oggi si nutre di pregiudizi e vuoti istituzionali.
Anna Ceroni
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 05.05.2025
