Mentre le coppie adottive vengono accompagnate da servizi sociali ed enti con corsi e valutazioni, i bambini restano spesso senza una reale preparazione all’adozione.
Oggi, con l’arrivo sempre più frequente di minori grandi e con storie complesse, questa mancanza diventa un nodo urgente.
Io prima di noi. L’attesa dell’adozione da parte dei figli (FrancoAngeli editore), curato da Giuseppina Facchi e promosso da ItaliaAdozioni APS, sposta lo sguardo proprio su questo tempo dimenticato: l’attesa vissuta dai bambini.
Il libro raccoglie 31 testimonianze in 11 capitoli, arricchite dai contributi di psicologi, genitori adottivi e persone adottate.
La prefazione è di Rosa Rosnati, professoressa ordinaria di Psicologia Sociale all’Università Cattolica di Milano, mentre introduzione e conclusioni sono affidate a Ivana Lazzarini, presidente di ItaliaAdozioni.
Cosa ci insegna il libro Io prima di noi
Il dibattito pubblico sull’adozione è storicamente sbilanciato sul “desiderio degli adulti”.
Il libro Io prima di noi, voluto da ItaliaAdozioni e curato da Giuseppina Facchi, inverte la rotta con un approccio coraggioso.
La rivoluzione semantica: l’IO che precede il NOI
Il titolo stesso è un nodo cruciale: la scelta di “NOI” al posto di “VOI” non è solo un atto di speranza, ma il riconoscimento di una transizione.
Come sottolineato dalla psicologa Nausica Bortoluzzi, l’“Io prima di voi” avrebbe sancito una distanza incolmabile, la solitudine di un bambino in balia degli eventi.
“Io prima di noi”, invece, riconosce l’identità pregressa del minore (l’IO) ma la proietta verso una costruzione comune.
Tuttavia, il libro non nasconde che quell’IO è spesso ferito, smarrito e, soprattutto, non informato.
Adozione e trauma: come leggere il silenzio dei bambini
Un dato umano di enorme impatto è il silenzio di quel 30% di adottati interpellati che ha rifiutato l’invito a testimoniare.
In quel vuoto risuona la voce di chi non ha elaborato il trauma, di chi ha vissuto l’adozione come uno sradicamento punitivo o una maledizione.
A volte si vive addirittura un doppio abbandono, quello dalla madre biologica ma anche dai fratelli.
Le storie raccolte evidenziano una verità scomoda: l’adozione non è sempre un “lieto fine” automatico.
Esiste una quota di “arrabbiati e delusi” la cui sofferenza deriva spesso da una mancanza di preparazione.
Il bambino non è un oggetto che viene “consegnato”, ma un soggetto che deve essere “accompagnato”.
La geografia della preparazione: modelli a confronto
Dalla ricerca sul web emerge una disparità profonda tra i diversi sistemi nazionali.
- Il modello virtuoso (Colombia e Brasile). Qui il bambino non subisce l’adozione, la attraversa. L’uso degli Hogares Sustitutos (famiglie affidatarie locali) permette ai piccoli di sperimentare il calore domestico prima del grande salto. Il Libro della Vita diventa uno strumento clinico: una narrazione che impedisce la rimozione del passato.
- Le zone d’ombra. Laddove manca il supporto psicologico nel paese d’origine, il distacco diventa un trauma da rapimento. Il bambino viene sradicato da amici, fratelli e odori familiari senza che nessuno gli spieghi il “perché”.
L’incontro cura le ferite dell’infanzia
Il libro ci insegna che, nonostante le ferite e i pattern di attaccamento disorganizzato (che colpiscono il 66% dei bambini in istituto), il cervello umano è plastico.
L’incontro con un adulto “risolto” – sia esso un genitore, un operatore o un educatore – può agire come un sarto che ricuce la trama strappata dell’identità.
L’identità non è solo “storia passata”, ma è fatta degli incontri che scegliamo di proteggere.
Esistono numerose esperienze positive — e sono la maggioranza — capaci di fiorire in una profonda gratitudine per la nuova opportunità ricevuta.
Si tratta di una gratitudine intesa come autentico sentimento reciproco: si scopre di essere genitori grazie ai figli e si diventa figli grazie ai genitori.
È in questa direzione, verso un riconoscimento mutuo e consapevole, che tutti insieme – istituzioni, famiglie e società – abbiamo il dovere di camminare.
Il superiore interesse del minore, oltre lo slogan
Il libro di ItaliaAdozioni evidenzia una discrepanza tra la teoria del diritto internazionale e la prassi vissuta dai bambini.
Se la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia (1989) è il faro, la realtà dei racconti ci dice che alcuni di questi diritti sono rimasti sulla carta.
I diritti traditi e le soluzioni istituzionali
Il diritto all’ascolto (Articolo 12 Convenzione ONU)
La realtà: molte testimonianze rivelano che il bambino è stato l’ultimo a sapere. Spesso viene preparata la valigia senza spiegare la destinazione.
La proposta. L’ascolto deve diventare un atto formale e clinico. Non basta che il bambino sia senziente; deve essere messo in condizione di esprimere la propria idea sull’adozione, comprendendone le implicazioni.
Se un minore esprime un rifiuto, questo non va ignorato come “capriccio”, ma analizzato da mediatori specializzati per capire se esistano legami nel paese d’origine che meritano di essere preservati (es. mantenimento dei rapporti con i fratelli rimasti in loco).
Il diritto all’identità e alla continuità (Articolo 8)
La realtà: lo sradicamento spesso comporta la perdita totale di contatti con figure di riferimento non biologiche (amiche del cuore, suore, educatori, vicini di casa) che per il bambino rappresentavano l’unica “famiglia” conosciuta.
La proposta. Tutelare la continuità affettiva. Le istituzioni devono favorire protocolli che non prevedano tagli netti e traumatici. Il bambino ha il diritto di conservare il ricordo e, dove possibile, un contatto con chi ha fatto parte della sua “storia prima di noi”.
Il diritto a una “coppia risolta”
La realtà: il libro suggerisce che spesso il profilo delle coppie adottive (età avanzata, lutto biologico non elaborato, rigidità) diverge dalle necessità di bambini che hanno vissuto traumi pesanti.
La proposta. Spostare il focus del tribunale dall’idoneità burocratica alla maturità emotiva.
- Diritto a genitori “flessibili”. Un bambino traumatizzato ha bisogno di figure capaci di “mentalizzazione” (leggere i segnali invisibili del trauma).
- Diritto all’età congrua dei genitori. Ripensare i limiti di età per garantire al minore genitori con energie psicofisiche adeguate alle sfide educative di un bambino con bisogni speciali.
- Diritto all’unicità. Il bambino non deve essere un rimedio a un fallimento riproduttivo. Le istituzioni devono garantire che la coppia abbia concluso il percorso di elaborazione della sterilità prima di accedere all’abbinamento.
Il diritto ai legami affettivi: fratelli, fratrie e animali
La realtà: a volte i fratelli vengono separati per facilità di collocamento, creando un trauma nel trauma. A volte i bambini esprimono il desiderio di famiglie con fratelli o con animali.
La proposta. Considerare il legame fraterno come prioritario rispetto alla velocità dell’abbinamento. Inoltre, le istituzioni dovrebbero valorizzare la presenza di animali domestici o altri elementi di mediazione affettiva che facilitano l’apertura emotiva del minore. L’animale a volte costituisce la sola idea di famiglia, come essere vivente che ti dà sicurezza e ti fa sentire importante.
Adozione e politiche pubbliche: un’agenda per le istituzioni
Questa sezione funge da Policy Brief per il governo, la CAI (Commissione Adozioni Internazionali) e i Servizi Territoriali.
Obiettivo 1 – Standardizzazione e controllo degli Enti
Fatto rilevato: nella vita quotidiana emergono disparità nella qualità della formazione ricevuta dalle coppie e nel supporto ricevuto dai bambini a seconda dell’Ente Autorizzato coinvolto.
Proposta. Puntuale monitoraggio degli enti. Si dovrebbe puntare all’omogeneità metodologica e standard qualitativi elevati su tutto il territorio.
- Revisione dei percorsi formativi. Introdurre nei corsi pre-adottivi simulazioni e role-playing focalizzati non sulla gestione burocratica, ma sulla capacità di mentalizzazione (comprendere lo stato emotivo del bambino).
Obiettivo 2 – Il “diritto all’ascolto” come protocollo clinico
Fatto rilevato: molti bambini non sono stati interpellati o hanno vissuto il distacco come una coercizione.
Proposta. Protocolli di “saluto graduale”: rendere obbligatori, negli accordi bilaterali con i paesi d’origine, periodi di transizione assistita di almeno tre giorni nel paese del minore, mediati da figure interculturali. Necessaria la conoscenza graduale della nuova famiglia.
- Supporto al dissenso: prevedere percorsi specifici per i minori che esprimono contrarietà all’adozione. Analizzare se si tratti di paura dell’ignoto o di un reale legame con il territorio d’origine da tutelare in altre forme (es. affido internazionale o sostegno a distanza).
Obiettivo 3 – Monitoraggio e prevenzione dei fallimenti
Fatto rilevato: i dati sulle restituzioni e sui fallimenti adottivi in Italia sono fermi al 2003 (2%) o a parziali indagini regionali (2,86% in Emilia Romagna nel 2016).
Proposta. Creazione della Banca Dati Nazionale sul Benessere Adottivo. Un monitoraggio costante gestito dalla CAI (Adozioni Internazionale) e dai Servizi Sociali (Adozione Nazionale) che rilevi l’andamento delle famiglie a 5, 10 e 15 anni dall’adozione. Ciò aiuterebbe a focalizzare le cause del fallimento e lo studio di interventi preventivi già in fase di preparazione del minore all’ingresso in famiglia.
- Focus sugli special needs: poiché una percentuale crescente delle adozioni riguarda bambini con bisogni speciali (fratrie, età superiore ai 7 anni o disabilità), occorre potenziare i servizi specialistici per queste famiglie, riducendo il rischio di isolamento e crollo del nucleo familiare.
Obiettivo 4 – Inserire l’adozione nella pianificazione demografica nazionale
Fatto rilevato: l’adozione è poco visibile nelle strategie del Ministero della Famiglia e della Natalità, se non per interventi spot poco supportivi. Tale richiesta mira ad un sostegno strutturale nella scuola, sanità e welfare.
Proposta. Riconoscimento demografico: inserire i flussi adottivi nelle proiezioni sulla popolazione nazionale, prevedendo servizi scolastici e sanitari dedicati (formazione di insegnanti e pediatri sulle specificità dell’adozione). Il riconoscimento demografico darebbe alle famiglie che stanno per adottare e hanno adottato il riconoscimento sociale che spetta loro.
- Riduzione della barriera economica: l’adozione non può essere un privilegio per ricchi. Occorre una defiscalizzazione totale delle spese sostenute e un accesso facilitato ai mutui per le famiglie adottive. Le erogazioni non devono essere a pioggia, ma in base al reddito e costanti nel tempo.
- Mediazione interculturale: formazione specifica per pediatri e insegnanti sulle peculiarità dei bambini adottati (tabelle di crescita diverse, traumi pregressi, conoscenza della cultura del paese straniero).
Obiettivo 5 – Cooperazione internazionale e diplomazia dei diritti dell’infanzia
Fatto rilevato: le criticità nei paesi d’origine spesso sono legate alla mancanza di risorse, non di volontà.
Proposta. Assistenza tecnica bilaterale: l’Italia non deve solo “chiedere” bambini, ma deve offrire know-how. Finanziare progetti di formazione per gli operatori locali stranieri sui modelli di Child Protection e sulla creazione dei Life Story Books.
- Uso dei canali diplomatici: La preparazione del minore deve essere presentata nei tavoli internazionali (UNICEF, Aja) non come una pretesa dei genitori adottivi, ma come un diritto umano inalienabile del bambino.
Il futuro dell’adozione passa dai diritti dei bambini
Io prima di noi non è solo un libro sull’adozione. È un atto di responsabilità collettiva.
Ci ricorda che nessun bambino dovrebbe entrare in una nuova famiglia senza una mappa del proprio passato. E senza una bussola per il futuro.
L’Italia ha una lunga tradizione di accoglienza. Ora è chiamata a un passo ulteriore: passare dalla quantità delle procedure alla qualità delle relazioni; dalla logica dell’urgenza a quella della cura.
Questo libro offre strumenti, parole e visione. Sta a noi — istituzioni, famiglie, società civile — scegliere se farne tesoro.
Perché ogni adozione, prima di essere una storia di adulti, è sempre la storia di un bambino.
Roberta Cellore
- Roberta Cellore è la curatrice dei libri Cara Adozione (2016) e Cara Adozione 2 (2022) editi da ItaliaAdozioni. Puoi trovare i libri sul sito di ITALIAADOZIONI
Dove puoi trovare il libro Io prima di noi. L’attesa dell’adozione da parte dei figli
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