La gestione di una crisi è una delle attività più delicate e complesse che ci possano capitare, se ci occupiamo di comunicazione.
Quando si parla di crisis management si pensa, di solito, a un’azienda oppure a una grande impresa.
Pensiamo a qualcosa che ha a che fare con la perdita di valore in Borsa, con la compromissione dei rapporti con gli stakeholder. E pensiamo alla figuraccia che facciamo con chi crede nella nostra attività e nei nostri prodotti o servizi.
Quello di cui voglio parlare è invece un evento che può capitare a tutti noi: professionisti, cittadini, persone che hanno relazioni grazie alle quali vivono.
L’evento è legato ai commenti relativi all’uccisione di Charlie Kirk, il giovane ideologo della Destra americana vicina al presidente Usa, Donald Trump.
Nel commentare l’assassinio – avvenuto in un’Università dello Utah – il matematico e docente universitario Piergiorgio Odifreddi, a settembre 2025, ha paragonato l’omicidio di Kirk a quello di Martin Luther King, affermando che mentre King predicava la pace, altri come Kirk predicavano l’odio.
La sua affermazione più discussa è stata “chi semina vento raccoglie tempesta”, un proverbio che è stato interpretato come una giustificazione per la violenza subita da Kirk a causa delle sue idee.
Nel cercare di giustificare la sua posizione, poi, il professor Odifreddi ha peggiorato la situazione: da persona pacifica, e orientata alla nonviolenza, è passato per un teorico del giusto omicidio contro chi professa idee diverse dalle nostre.
Non ci interessa, qui, il merito della questione:
- se Odifreddi sia stato o meno male interpretato;
- se non si sia spiegato bene;
- se i teorici del martirio di Kirk per le idee di Destra ne abbiano approfittato
Quello che ci interessa capire è da dove nasce l’errore di comunicazione del professor Odifreddi – perché di errore, anche grave, si tratta – e cosa occorre fare in questi casi.
L’affermazione di Odifreddi, infatti, ha messo in cattiva luce la sua reputazione rispetto a tutte le persone che lo considerano un logico, un matematico – come sottolinea sempre di essere – e quindi una figura autorevole a livello culturale.
Non è accaduto – l’incidente di Odifreddi – solo in relazione all’assassinio di Charlie Kirk, a dire il vero. Anche un successivo video, su Hamas e la strage del 7 ottobre 2023 – ha visto una situazione analoga. E un comportamento allo stesso modo ambivalente del professor Odifreddi.
La reputazione che ci racconta
Più che nell’affermare un certo concetto, il matematico Odifreddi ha incrinato la sua reputazione nelle fasi successive: cercando di giustificare quanto aveva detto, facendo intendere che lui non sposava giocoforza la sostanza del suo discorso.
Di fatto, Odifreddi ha lanciato il sasso e nascosto la mano. E ha attribuito al sasso qualità, comportamenti e traiettoria che lui stesso vi aveva impresso.
In questa sua ambivalenza, Odifreddi ha incrinato la sua reputazione di logico e di matematico, che in ogni occasione cerca di sottolineare.
Il problema è che non basta affermare di essere un logico, per essere un logico.
Non basta sottolineare che si è pacifici, democratici, esperti di un certo campo: occorre testimoniarlo, dimostrarlo, interpretarlo quel ruolo che ci attribuiamo ai fini della nostra reputazione.
La reputazione è ciò che gli altri pensano di noi e dicono di noi, quando noi non ci siamo, dice un vecchio detto.
La nostra reputazione la costruiamo attraverso il nostro comportamento, le nostre affermazioni, le nostre scelte.
La nostra reputazione viene elaborata dagli altri sulla base di quanto abbiamo fatto e della loro forma mentis.
Noi facciamo fatica a modificare la forma mentis degli altri, con cui ci guardano e giudicano. Tuttavia, possiamo giocarci la partita della reputazione con quanto diciamo, facciamo e scegliamo.
La reputazione, a sua volta, ci racconta: ci presenta, ci introduce nelle situazioni, ci fa accettare oppure rifiutare.
La premier italiana, Giorgia Meloni, al di là di un giudizio politico che qui non ci interessa, ha la reputazione della vittimista. Il vittimismo è una sua cifra distintiva, a prescindere dal fatto che le sue lamentele come vittima abbiano o meno fondamento.
È evidente che, avendo la reputazione di vittimista, ogni atto politico, economico, sociale di Giorgia Meloni sarà letto attraverso la lente del vittimismo.
Le domande da porci, allora, sono tre:
- come costruiamo la nostra reputazione?
- qual è la reputazione che gli altri ci attribuiscono?
- come ci racconta (presenta, introduce, definisce) la nostra reputazione?
Gestione di una crisi e reputazione
Quando ci troviamo di fronte a una crisi che ci riguarda, la nostra reputazione è fondamentale per gestire quella crisi.
La crisi, tra l’altro, rischia di minare la reputazione che ci interessa avere; e che ci siamo costruiti – a fatica e con grande lavoro – nel tempo.
Le figure rimediate in tv e sul web dal professor Odifreddi, mi hanno tolto ogni considerazione nei suoi confronti come persona competente nell’analizzare fenomeni complessi, siano essi sociali, economici o politici.
Può pure ribadire ogni volta che è un logico e un matematico, ma la sua reputazione – ai miei occhi – non me lo fa considerare un logico e un matematico (e ancor meno un filosofo) nell’analizzare le cose umane.
Possiamo allora convenire su un punto fondamentale: l’avere una reputazione – che nel nostro tempo è una reputazione digitale, oltre che calata nelle relazioni in presenza – è un elemento fondamentale per gestire una crisi.
E per crisi, dobbiamo intendere una crisi nelle relazioni con gli altri, una crisi professionale, oppure una crisi dell’organizzazione di cui siamo responsabili.
La crisi, insomma, è ciò che ci mette a rischio: su un piano personale, economico, sociale, politico oppure addirittura esistenziale.
Sulla gestione di una crisi – per la quale la comunicazione gioca un ruolo fondamentale – avremo modo di tornare.
Quello che è va premesso, a proposito di una situazione di crisis management, è che senza una reputazione di valore, affrontare e gestire una situazione di crisi diventa per molti versi un’operazione disperata.
Maurizio F. Corte
- Maurizio F. Corte, giornalista professionista, scrittore per i media e media educator, è docente a contratto di Comunicazione Interculturale nei Media al Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona e coordinatore didattico del Master in Intercultural Competence and Management
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