Analisi del progetto Metodo Contemporaneo: le cantine come spazi culturali.
Uno spazio non è neutro. Non lo è mai.
Come già emerso nei contributi precedenti, il significato di un luogo non dipende infatti soltanto dalla sua funzione originaria. Si costruisce attraverso le persone che lo abitano, le pratiche che vi si svolgono e le relazioni che riesce ad attivare.
Se AGIVERONA mostra come la memoria possa attraversare generazioni diverse, il progetto Metodo Contemporaneo permette di osservare un’altra dimensione dell’interculturalità: quella dello spazio.
Qui la domanda cambia. Non è più soltanto dove si trova l’arte. È: che cosa accade quando l’arte entra in uno spazio che, tradizionalmente, non consideriamo culturale?
Metodo Contemporaneo. Dalla cantina al luogo culturale
Per lungo tempo l’arte è stata associata a luoghi specifici: musei, gallerie, fondazioni, spazi espositivi.
Le pratiche contemporanee hanno tuttavia messo in discussione questa geografia.
L’arte può infatti oggi entrare negli spazi quotidiani, produttivi e sociali, modificandone la percezione.
È in questa prospettiva che si colloca Metodo Contemporaneo, il primo Osservatorio italiano dedicato alle arti e al paesaggio vitivinicolo. Nato nell’ambito del progetto NUPART – Per un nuovo paesaggio culturale, il progetto è stato realizzato dall’Università degli Studi di Verona e da BAM! – Strategie Culturali.
In realtà, Metodo Contemporaneo parte da un fenomeno già presente in Italia: numerose cantine hanno sviluppato nel tempo relazioni con l’arte contemporanea, attraverso collezioni, installazioni, architetture, committenze e collaborazioni con artisti.
La ricerca non si limita quindi a documentare singole esperienze. Le mette in relazione.
Inoltre, attraverso questa relazione, prova a costruire una nuova lettura del territorio.
Lo spazio non è uno sfondo dell’arte
Una cantina nasce come luogo produttivo. Ha inoltre una funzione precisa: coltivare, trasformare, conservare, produrre.
Ma quando l’arte entra in questo spazio, qualcosa cambia. Non necessariamente nella struttura fisica. Cambia nel modo in cui il luogo viene percepito.
Un’opera collocata in una cantina non è quindi semplicemente un oggetto da osservare. Può diventare un punto di accesso alla storia dell’azienda, al paesaggio, alla memoria del territorio. Il visitatore non incontra soltanto un’opera. Incontra un contesto.
È questo il passaggio che rende interessante il progetto: la cantina non viene trasformata in un museo. Rimane una cantina, ma diventa anche un luogo culturale.
In sintesi, l’arte non sostituisce la funzione produttiva: la rende leggibile attraverso una nuova prospettiva.
Dalla ricerca alla rete di cantine culturali
Uno degli aspetti più significativi di Metodo Contemporaneo è il passaggio dalla ricerca alla costruzione di una rete culturale.
La mappatura ha permesso di rendere visibili numerose realtà italiane in cui arte, vino e paesaggio entrano in relazione.
Ma una mappa non serve soltanto a localizzare. Serve anche a riconoscere un fenomeno.
Esperienze che potevano apparire isolate vengono così comprese come parte di un sistema più ampio.
Il progetto ha quindi sviluppato un percorso che dalle interviste sul campo arriva alla costruzione di una rete, fino alla sperimentazione di forme condivise di partecipazione.
Nel 2025, questo processo si è concretizzato in un evento diffuso: itinerari tra arti, vino e paesaggio, che hanno coinvolto 14 cantine distribuite su tutto il territorio nazionale. Un successo che ha registrato 766 presenze.
Il percorso prosegue nel 2026 con la seconda edizione di Metodo Contemporaneo, in programma dal 23 al 25 ottobre, rafforzando una rete tra arti, vino e paesaggio.
Non un unico luogo. Non un unico pubblico. Ma un sistema di luoghi collegati da una stessa domanda: come può l’arte contribuire a costruire un nuovo rapporto tra cultura, impresa e territorio?
Il territorio come esperienza comune
In questo modello, il pubblico assume un ruolo diverso.
L’audience non si limita a ricevere un contenuto: si muove, attraversa gli spazi, osserva le opere, ascolta le storie, incontra le persone e mette in relazione ciò che vede con il paesaggio che lo circonda.
L’esperienza culturale nasce quindi dal movimento tra luoghi diversi. La visita non è più soltanto un momento di fruizione. Diventa una forma di partecipazione.
È significativo che il progetto abbia inoltre posto particolare attenzione alle comunità locali e a pubblici differenti: dagli enoturisti agli appassionati d’arte, fino agli operatori del settore.
Nell’evento del 2025, le 14 cantine coinvolte hanno infine utilizzato strumenti di ascolto e valutazione dell’esperienza del pubblico.
Il territorio, in questo senso, non è più soltanto lo sfondo dell’esperienza. Diventa parte dell’esperienza stessa.
L’arte come relazione interculturale
È qui che il concetto di spazio acquista una dimensione interculturale.
L’interculturalità, infatti, non riguarda soltanto l’incontro tra culture diverse in senso geografico o identitario. Riguarda anche la possibilità di mettere in relazione soggetti, pratiche e sistemi di significato differenti all’interno di uno stesso territorio.
Uno spazio culturale non è necessariamente uno spazio costruito per l’arte. Può essere un luogo in cui soggetti differenti entrano in relazione attraverso un’esperienza condivisa.
La cantina diventa così un punto d’incontro tra produzione e cultura, tra impresa e comunità, tra memoria e contemporaneità.
L’arte aiuta a rendere visibili queste relazioni. E, allo stesso tempo, può crearne di nuove.
Se nella collezione AGIVERONA lo spazio universitario diventa il luogo in cui opere, studenti, generazioni e istituzioni si incontrano, in Metodo Contemporaneo sono i territori produttivi a diventare luoghi di relazione.
La logica tra le due realtà veronesi è quindi simile. Lo spazio non contiene semplicemente la relazione: la produce.
Dalla memoria allo spazio, verso la partecipazione
I primi tre contributi della serie possono essere letti quindi come tre passaggi:
- La memoria permette al passato di essere reinterpretato.
- Lo spazio permette a persone e contesti diversi di incontrarsi.
- La partecipazione trasforma questo incontro in esperienza condivisa.
È proprio verso quest’ultima dimensione che si apre il prossimo contributo.
Perché un luogo può cambiare significato. Una memoria può essere reinterpretata. Ma è attraverso la partecipazione che una relazione diventa realmente condivisa.
Media, IA & Società tra conflitti e relazioni
📬 Iscriviti subito! E ricevi contributi esclusivi.
