Adozione di minori, nel diritto di famiglia italiano si è aperta una nuova fase.
Con la sentenza del marzo 2025, la Corte Costituzionale ha eliminato il divieto che impediva alle persone single di adottare minori all’estero. E ha introdotto una novità che segna una svolta rispetto alla normativa fondata sul modello della coppia sposata.
La decisione della Suprema Corte amplia le possibilità di accesso all’adozione, ma riaccende anche un interrogativo centrale: quando si parla di bambini che portano con sé storie di abbandono e fragilità, quale assetto familiare garantisce davvero il loro migliore interesse?
Adozione e single: la svolta della Corte costituzionale
In Italia l’adozione di minori era riservata soltanto alle coppie sposate. Nel marzo 2025 qualcosa è cambiato.
Con la sentenza n. 33 del 21 marzo, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto che escludeva le persone single dalle adozioni internazionali, aprendo così una nuova stagione nel diritto di famiglia.
Secondo la Consulta, la preclusione violava principi fondamentali dell’ordinamento: l’uguaglianza tra i cittadini (art. 3 della Costituzione), il diritto alla vita privata e familiare tutelato dall’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. E il principio del superiore interesse del minore, richiamato dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia.
Da allora anche le persone non sposate possono presentare domanda di adozione internazionale.
Spetterà al giudice valutare caso per caso l’idoneità affettiva, educativa ed economica dell’aspirante genitore, tenendo conto anche della rete familiare e sociale di supporto.
La novità, tuttavia, riguarda solo le adozioni internazionali.
Per le adozioni nazionali resta in vigore l’impianto della legge 184/1983. Questa legge continua a privilegiare la coppia sposata, salvo alcune eccezioni previste nei cosiddetti “casi particolari”.
La decisione della Corte Costituzionale segna una svolta giuridica importante, che ha riaperto anche un confronto delicato.
La domanda è: l’adozione da parte di una persona sola è sempre la scelta migliore per bambini che spesso portano con sé storie di abbandono, traumi e fragilità?
Possibilità e benessere dei minori
L’apertura alle persone single dell’adozione internazionale rappresenta senza dubbio un cambiamento importante nel diritto di famiglia italiano.
Tuttavia, come spesso accade quando si interviene su temi che riguardano l’infanzia, la questione non può essere ridotta a uno scontro ideologico tra favorevoli e contrari.
Il punto centrale resta uno: quale soluzione garantisce davvero il miglior futuro possibile ai bambini che aspettano una famiglia.
Le criticità sollevate da associazioni di famiglie
Accanto a queste considerazioni, alcune associazioni del mondo adottivo invitano alla prudenza.
L’ANFAA (Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie) ha espresso il timore che la sentenza possa segnare quella che alcuni studiosi definiscono una “involuzione copernicana” del sistema adottivo: il rischio è che il baricentro si sposti dal diritto del minore, ad avere una famiglia, al desiderio di genitorialità dell’adulto.
Il nodo principale riguarda le caratteristiche dei bambini oggi adottabili.
I dati della Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI) mostrano che circa due terzi dei minori adottati presentano “bisogni speciali”: età superiore ai sette anni, storie di istituzionalizzazione, disabilità o traumi precoci.
Per bambini che portano con sé esperienze di abbandono, violenza o trascuratezza, la presenza di due figure genitoriali può rappresentare una risorsa importante.
Non si tratta soltanto di una questione simbolica, ma anche pratica: due adulti permettono di condividere il carico emotivo ed educativo.
Due adulti, poi, possono offrire modelli relazionali diversi; e garantire maggiore stabilità in situazioni di malattia, difficoltà lavorative o crisi familiari.
Alcuni studi internazionali hanno inoltre segnalato che, nei percorsi adottivi più complessi, la presenza di un solo genitore può aumentare il rischio di interruzione del percorso adottivo, soprattutto quando i minori presentano bisogni speciali o traumi significativi (vi veda Levene, Do single parent adoptions have equal long-term outcomes for the child as couple adoptions? 2021).
I possibili vantaggi dell’adozione ai single
Tra gli aspetti positivi evidenziati da alcuni giuristi e operatori sociali c’è innanzitutto l’ampliamento della platea di potenziali genitori adottivi.
C’è tuttavia da chiedersi: questo è davvero un vantaggio?
Forse prima bisognava chiedersi come mai c’è un calo delle coppie disponibili: lungaggini burocratiche e costi dell’adozione internazionale non verranno abbattuti dall’entrata dei single.
Si potrebbe quindi intendere, tra le righe, che solo i single economicamente più solidi potranno intraprendere questo percorso. E che finiranno per aggiungersi alla lunga lista d’attesa delle numerose coppie che aspettano da anni.
Un altro elemento riguarda la valutazione caso per caso.
La sentenza della Corte Costituzionale non introduce un diritto automatico all’adozione, ma affida al giudice il compito di verificare l’idoneità dell’aspirante genitore.
Questo significa che verranno presi in considerazione fattori come la stabilità emotiva ed economica, la capacità educativa, la presenza di una rete familiare e sociale di supporto.
In alcuni casi, inoltre, una persona sola può offrire un ambiente affettivo stabile e disponibile, soprattutto quando possiede una forte motivazione e una rete familiare solida.
La storia raccontata nel film Nowhere Special, ad esempio, mostra come la qualità della relazione e la capacità di cura possano talvolta contare più della forma della famiglia.
Il contributo culturale del film Nowhere Special
Il film Nowhere Special di Uberto Pasolini (Italia 2020) offre uno spunto narrativo e umano per riflettere su questi temi.
La storia racconta di un giovane padre malato terminale che, prima di morire, cerca una famiglia adottiva per il figlio.
Nel corso degli incontri con diverse famiglie emergono varie tipologie di genitorialità: alcune superficiali o autoreferenziali, altre più autentiche.
Alla fine il padre individua come possibile figura di riferimento una donna single con una storia personale difficile.
Segnata da una gravidanza precoce in adolescenza e privata del figlio per imposizione dei suoi genitori, la donna single scopre poi di non poter più avere altri figli.
La decisione di adottare un bambino non viene però condivisa dal marito, che preferisce lasciarla.
Il film suggerisce che la qualità della relazione affettiva può talvolta contare più della struttura familiare.
Siamo tuttavia davanti a un caso molto particolare: il bambino protagonista ha già sperimentato un forte legame di attaccamento sicuro con il padre.
Questo è un elemento che quasi mai è presente nelle storie dei minori adottabili.
Resta inoltre aperta una domanda importante: se questa futura madre abbia avuto, o meno, l’opportunità di compiere un adeguato percorso di rielaborazione della propria storia personale.
Si tratta, in questo caso, di una condizione spesso ritenuta fondamentale per accogliere da soli un bambino con un passato complesso (in questo caso la rielaborazione di un lutto).
Il tema delle famiglie monogenitoriali
Nel dibattito pubblico sull’adozione di minori da parte di single emerge un argomento ricorrente: se esistono già molte famiglie con un solo genitore, perché l’adozione dovrebbe essere diversa?
Gli esperti sottolineano però che le due situazioni non sono sovrapponibili.
Nelle famiglie monogenitoriali “naturali” — ad esempio dopo una separazione o un lutto — il bambino è comunque nato da una relazione e, nella maggior parte dei casi, mantiene un legame con entrambe le figure genitoriali.
Un’altra realtà sempre più diffusa è quella delle madri single per scelta.
Anche in questo caso ci si interroga su quanto la relazione tra madre e figlio possa mantenere un equilibrio pieno ,quando manca una terza figura: una figura capace di introdurre una dinamica relazionale diversa; e capace di interrompere un possibile rapporto troppo simbiotico.
In definitiva, una madre single può di certo crescere figli equilibrati se dispone di risorse emotive, economiche e sociali adeguate.
Le difficoltà emergono soprattutto quando tutte le responsabilità ricadono su un solo genitore, senza una rete di supporto.
L’adozione, tuttavia, si distingue da entrambe queste situazioni.
In questo caso, il minore arriva spesso da una storia segnata da interruzioni traumatiche dei legami primari, da abbandono o trascuratezza.
Si tratta di condizioni che rendono ancora più delicata la costruzione di nuovi equilibri affettivi.
Proprio per questo l’adozione è pensata, nel suo impianto originario, come un intervento di riparazione e ricostruzione dei legami, in cui la stabilità familiare assume un ruolo centrale.
Un equilibrio ancora da costruire
La sentenza della Corte Costituzionale non chiude quindi il dibattito, ma lo apre.
Da un lato riconosce che anche una persona sola può, in determinate condizioni, offrire una famiglia adeguata.
Dall’altro lato, la sentenza richiama la necessità di valutazioni molto attente e di un forte sostegno istituzionale, soprattutto quando si tratta di minori con storie difficili.
Perché nell’adozione la domanda decisiva resta sempre la stessa: non chi desidera diventare genitore, ma di cosa ha bisogno quel bambino per crescere davvero al sicuro.
Roberta Cellore
- Roberta Cellore è la curatrice dei libri Cara Adozione (2016) e Cara Adozione 2 (2022) editi da ItaliaAdozioni. Puoi trovare i libri sul sito di ITALIAADOZIONI
Film Nowhere special
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