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I pregiudizi di genere nel film “The idea of you”

analisi - linguaggio sessista - hate speech - ProsMedia - Nicoletta Apolito.
Problematiche di genere, hate speech ed etichette offensive sullo sfondo di una storia d’amore tra una donna di 40 anni e un uomo di 24.

“L’amore non ha età”. Quante volte abbiamo sentito ripetere quest’esclamazione? Facile crederci quando è l’uomo in una coppia ad avere più anni. Ma se le cose fossero al contrario?

Se fosse la donna ad essere più grande rispetto alla controparte maschile, la società crederebbe ancora alla validità di tale affermazione?

Viene definito age-gap relationships e diversi studi hanno dimostrato che le coppie con un divario di almeno 10 anni sono vittime di disapprovazione sociale, tanto che nei paesi occidentali solo l’1% delle coppie è formata da donne più grandi e da uomini più giovani.

Ma non è finita qui. Secondo un’altra ricerca sull’age-gap nelle relazioni ha messo in evidenza gli stereotipi e i pregiudizi ai quali sono sottoposte le coppie che hanno una marcata differenza d’età.

Perché finché parliamo di DiCaprio e dei suoi interessi amorosi che da anni non superano la soglia dei 25 anni, va tutto bene. Ma se volgiamo lo sguardo al contrario, iniziano a piovere articoli pseudo-psicologici che analizzano le ragioni che spingono le donne più grandi ad amare uomini più giovani.

Se un uomo ama una donna più piccola di lui, è la regola e nessuno la contesta o cerca di capire le ragioni che si celano dietro il sentimento. Se una donna, invece, ama un uomo più piccolo di lei, è l’eccezione e tutti sono pronti ad analizzarla come se fosse un fenomeno sociale da contestualizzare e validare dall’opinione pubblica.

Un peso, due misure.

LA TRAMA DEL FILM SU PRIME VIDEO

“The idea of you” porta sul piccolo schermo una storia d’amore tra una donna, gallerista d’arte, e un uomo, componente di una boy band dal successo internazionale.

Nulla di speciale, una storia d’amore come tante, se non fosse per un piccolo particolare: l’età dei due protagonisti. Solène ha 40 anni, è madre di una figlia sedicenne ed è separata dal marito, un uomo a cui viene perdonato facilmente il tradimento con una donna più giovane; Hayes ne ha 24 di anni, fa parte della boyband August Moon ed è ammirato e desiderato da orde di ragazzine infatuate.

La storia è tratta dal romanzo di Robinne Lee e vede i due protagonisti lasciarsi prendere dalla passione, senza freni e senza razionalità. Per poi ritornare alla brusca realtà quando il giudizio implacabile della società offre loro il conto per aver manifestato apertamente la loro felicità.

ODIO SOCIAL ED ETICHETTE OFFENSIVE

Sullo sfondo della travolgente storia d’amore c’è un tema molto delicato: il divario d’età tra i due protagonisti. 16 anni di differenza bastano per animare la massa di forconi e cattiveria.

Quando la relazione tra i due viene allo scoperto, i commenti d’odio social iniziano a scorrere a cascata. Ad essere presa di mira è Solène, a cui affibbiano etichette offensive di ogni genere senza avere nessun riguardo per i suoi sentimenti.

Perché attraverso uno schermo è più facile offendere senza preoccuparsi di ferire il destinatario dei commenti. Come se dall’altro lato non ci fosse più una persona, ma un essere etereo che perde i suoi connotati nella rete, diventando materia astratta e pertanto priva di sentimenti.

L’hate speech è implacabile, tanto che costringerà la donna a lasciarsi alle spalle la relazione, chiudendo quella intensa e piacevole parentesi della sua vita.

Da notare l’assenza di commenti, invece, nei confronti di Hayes che tra i due nella coppia e quello che passa inosservato seppur si trovi costantemente sotto i riflettori. Ma si sa, Hayes è un uomo e a lui viene perdonata la sbandata amorosa.

D’effetto la frase che pronuncia la migliore amica di Solène quando quest’ultima le chiede il motivo dietro a tanto odio: “semplice, le persone odiano le donne felici”.

Non c’è bisogno di aggiungere altro. L’affermazione si spiega da sé.

QUANDO LE DONNE SONO PIù GRANDI IN UNA COPPIA, ANALISI DEL LINGUAGGIO SESSISTA TRAVESTITO DA IRONIA

Spesso non ci accorgiamo che nel linguaggio comune vengono utilizzate espressioni linguistiche, modi di dire e proverbi che dispongono di una radice fortemente sessista.

La leggerezza con cui vengono utilizzati questi mezzi verbali non ci fa riflettere sul suo contenuto, eppure allo stesso tempo si intreccia così in profondità con la nostra cultura da condizionare il nostro modo di pensare e di agire.

Ecco perché innamorarsi di un uomo più giovane d’età crea delle barriere mentali difficili da superare, perché figlie di un immaginario sociale e collettivo che ostacola la libertà di pensiero e ci fa sentire inappropriate e a disagio.

Se pensiamo a frasi come quelle di seguito riportate, urge una riflessione:

  • “gallina vecchia fa buon brodo”,
  • “uovo di un’ora, pane di un giorno, vino di un anno, donna di quindici e amici di trent’anni”,
  • “la donna che dice la sua età è troppo giovane per avere qualcosa da perdere o troppo vecchia per avere qualcosa da guadagnare”,
  • “abbi donna di te minore, se vuoi essere signore”.

Quanto spesso le abbiamo sentite dire e quanto spesso ci siamo fatti una risata a sentirle pronunciare. Ed è proprio nella risata, superficiale e sommaria, che si nasconde la radice del pregiudizio che poi diventa stereotipo, per cui un uomo deve sempre preferire una donna più giovane, spinto da una serie di ragioni che nulla hanno a che vedere con la realtà oggettiva dei fatti.

L’ironia è un’arma che destabilizza, che se viene usata per trasmettere messaggi sessisti, è molto probabile che produca seri danni. Una volta insinuato il messaggio patriarcale nel tessuto sociale con l’aiuto dell’innocua ironia, è più facile che dallo stereotipo si passi alla convinzione che sia davvero così.

Al vaglio del giudizio sociale non è ammissibile che una donna possa frequentare un uomo più giovane di lei. Se lo fa spesso si riduce il discorso a una questione di toy boy, come se una donna adulta non possa provare sentimenti sinceri per un giovane uomo al di fuori del solo piacere sessuale.

Capita, inoltre, che se una ragazza si fidanza con un uomo tanto più grande di lei, viene accusata di essere un’arrampicatrice sociale. Mentre un uomo che stringe un rapporto sentimentale con una donna molto più giovane di lui è considerato un playboy e riceve spesso attestati di stima dai suoi amici.

Se la donna frequenta un uomo più giovane, è immatura. Se un uomo frequenta una donna più giovane, è furbo.

Anche in questi casi, un peso due misure.

Si tratta di esempi tratti da una cultura patriarcale e a stampo maschilista, difficili da scardinare o rivalutare con una diversa chiave di lettura. Fanno parte del nostro quotidiano e influenzano spesso scelte di vita, frenano gli istinti e ci fanno mettere in secondo piano i nostri desideri perché la paura di essere giudicate talvolta è più grande dei sentimenti che proviamo.

Paralizzate in un limbo di indecisione, non ci resta che porci un’ultima domanda: quanto vale la mia felicità? In amore vale tutto, e se è vero che al cuor non si comanda, è anche vero che per assistere al cambiamento di rotta dobbiamo entrare a farne parte.

Normalizzare l’age-gap a favore delle donne più grandi nelle relazioni è una piccola rivoluzione che dipende anche e soprattutto da noi. Partiamo da questo, scardinando dall’immaginario collettivo un pregiudizio e uno stereotipo per volta.

Nicoletta Apolito