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Millenials e Gen Z, spesso educati dalla pornografia di Internet

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Millenials e gen Z: anche se molto diverse, entrambe le generazioni hanno qualcosa di fondamentale in comune – essere quelle dei primi nativi digitali.  Essere nati nell’era di Internet significa, nella maggior parte dei casi, essere cresciuti in rete: parlare, cercare amici, scoprire il mondo, farsi vedere e riconoscere dagli altri, scoprire il sesso e come funziona il proprio corpo, o cercare un partner. Queste sono tutte cose che i nativi digitali per primi hanno fatto davanti ed attraverso uno schermo come mai nessuno prima.  Internet è ormai maestro e padrone dell’immaginario collettivo: scorrendo i feed gli utenti vedono immagini e testi che, più che ricercati in autonomia, vengono proposti dagli algoritmi in base a ciò che le varie piattaforme ritengono interessi maggiormente ai loro users; ci sono poi gli occasionali post virali, proposti ad una grande fetta di utenza.  L’esposizione a mode, stili di vita e pratiche di vario tipo spinge a adottare abitudini e comportamenti, a comprare prodotti o servizi (a suggerire il tutto è spesso l’influencer marketing). Questa sempre maggiore fusione tra ciò che avviene fuori e dentro gli schermi si riversa anche sulla sessualità di chi con la pornografia del web è cresciuto (così come di chi lo ha scoperto più avanti nella vita), sia come avido consumatore che come semplice curioso.  Proprio i gen z sembrerebbero essere i soggetti più colpiti da un immaginario sessuale ormai condizionato da una pornografia sempre più violenta.  Secondo una ricerca del 2019 condotta nel Regno Unito – su un campione di 3.415 soggetti che avevano affermato di guardare porno online – circa il 42% degli under 22 intervistati indica tra i propri generi preferiti quello del rough sex, rispetto al 29% della fascia 23-38, il 18% dei 39-54 ed il 7% degli intervistati nella fascia 55-73.  Con rough sex si intende sesso particolarmente spinto che prevede l’utilizzo della forza, schiaffi di vario genere, e talvolta la pratica del choking, ovvero l’asfissia erotica in cui il partner attivo stringe con forza la gola dell’altro. Sempre nel caso dei gen z, il BDSM (acronimo di bondage and discipline, dominance and submission, sadism and masochism) era una categoria di porno preferita dal 18% degli intervistati. In relazione alle abitudini sessuali dei giovani adulti e l’influenza della pornografia nelle loro fantasie erotiche, alcuni psicologi e educatori statunitensi hanno espresso le loro preoccupazioni per i rischi che i ragazzi corrono praticando il choking, dove vi è la possibilità di incorrere in incidenti anche fatali.  Secondo uno studio condotto somministrando un sondaggio a 4,989 studenti di una università americana il “43.0% aveva soffocato un partner, il 47.3% era stato soffocato”.  Un altro studio, incentrato proprio sulla pratica dell’asfissia erotica, ha rilevato la popolarità del choking soprattutto tra gli studenti universitari più giovani, con il 48,8% dei partecipanti donne, transgender e non-binari che era stato soffocato durante l’ultimo rapporto sessuale.  Se questi numeri dicono qualcosa riguardo l’influenza dell’immaginario pornografico del web sui più giovani, a preoccupare gli esperti sono i casi in cui chi riceve il soffocamento (in genere donne) riporta che ciò è avvenuto senza consenso o senza aver prima discusso la pratica con il proprio partner.  “I dottori e chiunque abbia a che fare con l’educazione sessuale dicono che non esiste davvero un modo per praticare l’asfissia erotica in [totale] sicurezzaafferma Antonia Hall, psicologa, scrittrice e educatrice sessuale. Debby Herbenick, professoressa e direttrice del Center for Sexual Health Promotion dell’Indiana University, ha condotto diverse ricerche al riguardo (due di queste precedentemente citate), affermando come “non è molto comune sentire persone dai 40 anni in su parlare di come sono state soffocate durante il sesso, o di aver preso parte ai tipi di sesso violento che sono più comuni tra i giovani al giorno d’oggi”.  Un divario generazionale che ha a che fare non solo con la maggiore esposizione dei giovani nativi digitali a più materiale pornografico sempre più estremo, ma anche con il modo capillare in cui l’immaginario pornografico pervade ormai la cultura pop di Internet, di cui i memes sono un esempio.  È infatti ormai comune nello slang di Internet utilizzare la frasechoke me (“strozzami”, “soffocami”) per riferirsi a persone o personaggi attraenti: si vuole così indicare che la persona in questione è così attraente che potrebbe “fare di tutto” a chi esprime questo apprezzamento. “È interessante come [i giovani] abbiano questa fantasia perché l’hanno appresa dai porno, ed è diventato qualcosa che credono essere desiderata. Adesso è la norma” sottolinea la psicologa Hall.  Per una generazione cresciuta dentro al mondo della virtualità, e da cui ha imparato cosa sono autostima, successo, sesso e relazioni, è quasi inevitabile applicare alla propria realtà ciò che è visto sullo schermo: specialmente se ormai le aspettative dei coetanei sono le medesime.  Giuliana Corsino Agenzia Corte&Media Data di pubblicazione: 28.02.2024

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