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La pornografia di Internet cambia il nostro cervello. Lo dice la scienza

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Il porno non è tutto uguale: il fatto che si sia spostato quasi tutto su Internet lo ha cambiato radicalmente. Ed ha cambiato il modo in cui il nostro cervello lo percepisce.

Le proprietà uniche che distinguono la pornografia digitale del web dalle sue controparti analogiche sono la novità senza limiti.

Uno studio scientifico del 2016 (Is Internet Pornography Causing Sexual Dysfunctions? A Review with Clinical Reports) spiega come vi sia “il potenziale per una facile escalation a materiale più estremo grazie al formato video”.

Che inoltre potrebbero essere abbastanza potente da condizionare l’eccitazione sessuali verso aspetti che l’interagire con partner nella vita vera non può soddisfare.

Ciò equivarrebbe ad “aspettative disattese ed un declino progressivo dell’eccitazione”. 

Sembrerebbe infatti che l’aumento dei casi di disfunzione erettile, eiaculazione ritardata, diminuzione della soddisfazione sessuale e della libido durante il sesso di coppia negli uomini sotto i 40 registratosi negli ultimi anni coincida con la diffusione dei siti di streaming video pornografico.

Immagine di Rodolfo Clix su Pexels

Un sondaggio dello stesso anno condotto su un campione di 434 uomini (Online sexual activities: An exploratory study of problematic and non-problematic usage patterns in a sample of men) ha riportato livelli minori di soddisfazione sessuale negli individui che facevano un utilizzo eccessivo di materiale pornografico su Internet. 

Il 20.3% degli intervistati ha indicato tra i motivi per il consumo di porno la necessità di guardarlo per mantenere l’eccitazione con il proprio partner, mentre il 49% ha affermato di avere fruito di pornografia che ritraeva atti che prima non avrebbe trovato interessante o considerava addirittura “disgustosi”. 

Alcuni casi clinici (tornando invece allo studio Is Internet Pornography Causing Sexual Dysfunctions?) riconfermano poi come chi utilizzi materiale pornografico più volte al giorno abbia poi riscontrato la necessità di guardare materiale sempre più estremo, fino all’impossibilità di avere rapporti con le proprie compagne. 

Accresciuta la soglia di stimoli necessari un metodo utilizzato era quello di aprire più video espliciti contemporaneamente e guardarne in successione le parti più “forti”. 

Nel tentativo di spiegare l’insorgere di tale comportamento, la scienza risponde così:“Ipotizziamo una eziologia proveniente in parte da alterazioni indotte dalla pornografia di Internet sui circuiti cerebrali che governano il desiderio sessuale”. 

“Sia l’iperreattività a segnali [provenienti dalla] pornografia di Internet via gli input di glutammato e la sottoregolazione della risposta del sistema di ricompensa [o gratificazione, in inglese reward system] a normali ricompense” sarebbero le principali cause. 

“Questi due cambiamenti del cervello sono in linea con quelli del consumo eccessivo cronico sia di ricompense naturali che di droghe, e sono mediate da impennate di dopamina nel sistema di ricompensa”.

Il porno online, grazie alla semplicità di accesso a milioni di contenuti gratuiti in alta definizione, influenza e facilita l’insorgere di “comportamenti sessuali compulsivi” e “costituisce un supernormal stimulus, [ovvero] una imitazione esagerata di qualcosa che i nostri cervelli si sono evoluti per perseguire a causa della loro salienza evolutiva”. 

Inoltre la pornografia in formato video è “significativamente più sessualmente eccitante rispetto ad altre forme di pornografia o fantasia”.

Ancora una volta, Internet riesce – grazie alle sue formule e alla sua pervasività – a cambiare profondamente noi e la percezione che abbiamo della realtà e degli altri.

Giuliana Corsino
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 13.02.2024