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Giada Zanola. Il femminicidio raccontato (male) dai media

Femminicidio - Media - Fonti - Giornalismo - Photo Joel-de-Vriend-B4coIKuk55I-Unsplash

L’omicidio di Giada Zanola, 34 anni, gettata da un cavalcavia sull’autostrada A4 (nei pressi di Padova), a fine maggio 2024, segna un punto di caduta verticale dei media italiani.

Quello che è a tutti gli effetti un femminicidio – di cui viene accusato l’ex compagno, Andrea Favero, 39 anni – viene etichettato dall’agenzia d’informazioni Ansa e da molti giornali, tv e radio come il caso della “donna caduta dal ponte”. O della “donna gettata dal ponte”.

Solo il 31 maggio l’agenzia Ansa, con un servizio delle 19.53 si decide a usare la parola “femminicidio” per la tragica morte di Giada, giovane mamma di un bimbo di 3 anni.

L’omicidio viene poi collocato – sia dall’Ansa che dal Corriere della Sera online – come l’esito di un “litigio”.

Giada Zanola sarebbe stata gettata (probabilmente sedata o forse già morta) dal cavalcavia “al culmine di una lite”.

Ci sono alcuni elementi interessanti che emergono dagli articoli dell’agenzia Ansa e del Corriere della Sera online sul femminicidio di Giada Zanola. 

Sono elementi che ci consentono di cogliere una serie di punti chiave che ricorrono nelle narrazioni dei media:

  • la chiave interpretativa (il frame) che un racconto giornalistico dà di un certo fatto,
  • le routine giornalistiche nel raccogliere e scrivere le notizie,
  • la scelta degli argomenti (agenda setting) che i giornali decidono di trattare,
  • l’uso delle fonti a cui ricorrere per ricostruire un fatto e raccontarlo,
  • il linguaggio che viene impiegato nel presentare un evento
  • il filtro della professionalità e umanità nel narrare un fatto

Su come i media hanno trattato la vicenda di Giada Zanola, un femminicidio che era stato fatto passare come suicidio, all’inizio, c’è un articolo sul magazine Il Biondino della Spider Rossa. 

Il magazine fa parte dei progetti di ricerca sui media e produzione multimediale dell’associazione ProsMedia.