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Breve storia dell’industria pornografica di Internet

Comunicazione

 

Lo studio dei media e della comunicazione può trovare nella pornografia online un case study sorprendentemente utile. 

Se il rapporto tra tecnologia, media e pornografia “precede l’invenzione della stampa”, è sempre lo studioso statunitense Coopersmith a ricordarci come “da un certo punto di vista la pornografia è definita dalla tecnologia, perché la sua creazione, trasmissione e diffusione sono intimamente connesse allo sviluppo delle tecnologie di comunicazione”.

Anzi, “ogni singolo strumento di comunicazione che sia mai stato ideato dall’uomo è stato quasi immediatamente messo al servizio di ciò che la cultura che lo ha inventato chiamava ‘pornografia’ (…) fino al limite imposto dalla tecnologia – e dalla fantasia dell’uomo – prescindendo dall’atteggiamento pubblico del tempo e dalla legge” .

Lo storico americano Coopersmith individua proprio nei consumatori di materiale pornografico i fautori dell’adozione di nuove tecnologie e supporti (prima analogici e poi come early buyers and users, rappresentando un mercato di nicchia remunerativo per l’introduzione di nuovi servizi. 

Proprio agli albori di Internet, la loro propensione a spendere di più ha creato terreno fertile per l’estensione del mercato digitale a prodotti e pubblici mainstream. 

Coopersmith cita, come esempio, l’utilizzo delle e-mail. Inoltre, i profitti e la pubblicità ottenuta grazie alla produzione e distribuzione di pornografia hanno permesso all’industria di crescere esponenzialmente, soprattutto grazie ai margini di guadagno nettamente superiori rispetto ad altri tipi di prodotti e contenuti digitali.

Così come il resto della società, anche l’industria pornografica è stata trasformata profondamente non solo dall’introduzione di nuove tecnologie e modi di comunicare, ma anche dalla globalizzazione.

Senza poi dimenticare la mercificazione (commodification) di beni e servizi, lo sviluppo di mercati di nicchia e la “information revolution”, che hanno cambiato per sempre non solo il commercio, ma anche le nostre culture.

Lo stesso vale per la pornografia: allo stesso modo in cui si fa portatrice di innovazioni tecnologiche grazie al suo potere economico, l’industria pornografica è una delle prime, per quel che riguarda l’evoluzione di Internet (sia a livello culturale che di marketing), a mostrare i segni di fenomeni che abbracciano poi il web su ampia scala. 

Procediamo per ordine: sin dalle origini di Internet, proprio il porno è stato il motore delle prime comunicazioni online e di molte delle sue funzioni che adesso utilizziamo quotidianamente. 

“Molte tecnologie sono state adottate dalle masse proprio grazie alla pornografia. Le videocassette, l’e-commerce, i servizi di streaming e l’affiliate marketing, ed Internet stesso devono molto a chi smercia porno [perché sono loro che hanno] contribuito a renderli popolari” scriveva nel 2017 Business Insider. 

“Perché se i militari hanno creato Internet, [il web] non avrebbe avuto una solida base di consumatori senza il porno. Pensate all’esercito come l’inventore ed il creatore di un prodotto, e al porno come un imprenditore che porta [tale prodotto] alle masse”. 

Nel ripercorrere le vicende della rete anche Coopersmith sottolinea come i contenuti sessualmente espliciti abbiano sin da subito rappresentato una parte considerevole di quelli condivisi tra utenti, anche nelle forme embrionali di network elettronici.

“Come falene attratte dalla luce, la pornografia ha attratto utenti online e ha dato ai produttori [la possibilità di] vendere [facilmente] prodotti con ampi margini di profitto. La pornografia ha dato motivo a molte persone di passare il tempo navigando su Internet, aumentando le loro conoscenze sul sistema [del web], ed invitando altri [utenti] grazie al passaparola, fornendo guadagni ai fornitori di servizi”. 

Se negli anni 80 gli utenti in cerca di “sesso online” dovevano accontentarsi di semplici sistemi di videotext (di cui vale la pena ricordare il francese Minitel, attivo fino al 2012), negli anni 90, in cui Internet diviene finalmente accessibile al grande pubblico nei paesi maggiormente sviluppati, i numeri delle community “hot” online crescono a livelli impressionanti.

4 delle 10 bulletin boards di Usenet (comunità mondiale di bacheche elettroniche) sul finire del 1994 erano a sfondo sessuale, con una stima di 1.85 milioni di lettori da tutto il mondo.

Proprio la capacità della pornografia online di creare community riguardo argomenti particolarmente specifici e “abitate” da una rete di persone sparse geograficamente ha cambiato enormemente il modo in cui il porno viene fatto, percepito e consumato. 

Negli anni 90 vediamo dunque il consolidarsi della pornografia online (con numeri che nel 1996 erano nell’ordine dei 50-150 milioni di dollari, circa il 10-30% del mercato del commercio online del tempo), ma anche l’emergere di nuove forme interattive come il videogioco porno interattivo e lo spogliarello in videoconferenza.

È poi JenniCam a dare il via, nel 1996, al fenomeno delle camgirls, a cui si aggiungono presto anche i camboys. 

Se già negli anni 90 abbiamo lo sviluppo della maggior parte dei format ancora oggi presenti sulla rete, gli anni 2000 ne vedono il consolidamento. 

È nel 2008 che, in concomitanza con la Great Recession, l’industria del porno “tradizionale” (fatta di case di produzione ed attori professionisti) deve fare i conti con una vera e propria crisi dovuta non solo alla difficile situazione economica del periodo, ma anche alla diffusione sempre maggiore della pirateria (con contenuti protetti da copyright caricati illegalmente sui tube sites dagli utenti) e dei filmati amatoriali. 

La crisi del settore permise all’azienda Aylo (precedentemente conosciuta come MindGeek e Manwin) di comprare siti internet aggregatori di contenuti pornografici (i già citati tube sites, come ad esempio Pornhub) e case di produzione a prezzi ridotti.

Ciò rese la società canadese con sede a Lussemburgo non solo il più grande porn provider di Internet (con un vero e proprio monopolio dell’industria del porno online) ma anche uno dei principali player dell’intera rete, con il controllo di quasi 100 siti web (per 100 milioni di visitatori giornalieri) che assieme trasmettono e consumano una mole maggiore di data rispetto a siti colosso come X (prima conosciuto come Twitter), Amazon o Facebook. 

Internet cambia però velocemente: se i tube sites come xHamster e Pornhub si confermano ancora mete estremamente popolari per chi naviga il web, adesso a farla da padrone nel mondo della pornografia online – sempre più personalizzata – sembra essere Onlyfans.

Grazie a oltre un milione di content creators da tutto il mondo, permette agli utenti di accedere a tutti i contenuti foto e video (non necessariamente espliciti) di un/a modello/a previo il pagamento di una quota mensile. 

Gli utenti registrati sono oltre 85 milioni, con la piattaforma che dichiara di aver pagato ai propri content creators oltre 3 miliardi di dollari. 

La novità riguardo Onlyfans, rispetto alle piattaforme streaming già citate o ai siti di webcamming (con show in diretta, come nel caso di Stripchat) è l’inaspettato successo che la piattaforma ha avuto anche sul pubblico mainstream, specialmente quello più giovane, sia per notorietà che per facilità di utilizzo anche da parte di chi non svolge la professione di performer o sex worker a tempo pieno.

Rispetto ad altre piattaforme, il sito – lanciato nel novembre del 2016 e con sede a Londra, Regno Unito – si presta maggiormente ad essere fonte di guadagni anche considerevoli per chi cerca di arrotondare lo stipendio o necessita di un contributo per studi e progetti.

La vera novità del “fenomeno Onlyfans” non sono solo i suoi numeri da capogiro, ma la capacità della piattaforma di rivoluzionare la percezione che il pubblico (online ed offline) ha della pornografia.

Produrre contenuti espliciti non è più qualcosa di riservato ad attori e attrici professioniste e a set creati ad arte da registi e case di produzione.

Bastano un comune smartphone e qualche nozione di personal branding ed online marketing per vendere in pochi minuti foto e video. 

Il tutto avviene con la semplicità con cui postiamo comuni selfie su altri social (come Instagram): e molto più comune, discussa e socialmente accettata è divenuta la pratica. 

Il futuro della pornografia online sembra adesso seguire la vocazione del settore per l’adozione di tecnologie e strumenti ancora in evoluzione, come nel caso dell’AI – utilizzata per generare immagini pornografiche seguendo un prompt personalizzato dall’utente – e della realtà virtuale. 

Ma oltre a queste “trovate” spesso al limite della fantascienza, un trend che è ormai impossibile ignorare (e che sembra ormai essersi imposto) è quello della “vendita di relazioni”: l’utente può pagare non solo per ottenere foto e video esclusivi, ma anche chat, chiamate e video chiamate con le proprie modelle preferite. Oppure, per qualche dollaro in meno, con la loro copia AI.

Giuliana Corsino
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 25.01.2024